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Serve un po’ di motivazione

È la nostra conoscenza che ci permette di creare pensieri, collegamenti e rimandi tra i nostri ragionamenti e le cose che ascoltiamo, leggiamo e vediamo o le situazioni in cui ci capita di trovarci.

Così troviamo un senso a ciò che ci accade.

Qualcuno può sapere quando ti tornerà utile quello che stai studiando ora?

Non credo. Probabilmente neanche tu puoi prevederlo.

Non è per niente facile immaginare e indovinare in che situazioni ti troverai in futuro e, soprattutto, di che conoscenze avrai bisogno per affrontarle.

In questo discorso alla Stanford University Steve Jobs racconta della sua esperienza al college e dei suoi studi.

La parte centrale è quella in cui racconta di aver frequentato il corso di calligrafia senza che questo avesse alcuna speranza di trovare un’applicazione pratica nella sua vita.

Ma poi, dieci anni dopo, quando si trovò a progettare il primo Macintosh, gli tornò tutto utile e infatti lo utilizzò per il Mac, che è stato il primo computer dotato di capacità tipografiche evolute.

«Certamente, all’epoca in cui ero al college era impossibile per me ‘unire i puntini’ guardando il futuro.

Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.

Insomma, non è possibile ‘unire i puntini’ guardando avanti; si può unirli solo dopo, guardandoci all’indietro.

Così, bisogna aver sempre fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire», dice Steve Jobs.

Quindi vale comunque la pena imparare anche se ci sembra che siano studi senza un’utilità immediata o futura?

Probabilmente sì, «perché applichiamo le nostre conoscenze a situazioni che ancora non conosciamo o a situazioni in cui non sappiamo nemmeno quali conoscenze potremo applicare» dice Douglas Corey.

Spero che, alla fine di questo articolo, tu abbia capito un po’ meglio a cosa serve studiare.

Alla fine, imparare il più possibile di tutto paga sempre.